• Autore: Maria Tolmina Ciriello
  • Pubblicato 01/02/2014 - ore 07:43

Montevergine, domani torna la Candelora

In provincia di Avellino il tradizionale ballo dei "femminielli". Luxuria annuncia la lettera a Papa Francesco

A mamma e tutt’e mamme invoca Marcello Colasurdo nel suo  canto devozionale a distesa dedicato alla nostra madonna nera, icona di fede e folklore, quel volto bizantino forse dipinto proprio da san Luca. La madonna di montevergine che attira migliaia di fedeli durante tutto l’anno,  nel giorno della candelora, il 2 febbraio, è oggetto della particolare devozione dei femminielli, figura nodale della cultura popolare napoletana la cui identità di genere cade all’infuori di una concezione duale dei sessi e che  oggi  viene assimilata ai transgender.

E trans e persone omosessuali, da tutta la campania arrivano al santuario in occasione della festa della luce per chiedere protezione e grazie alla mamma di quanti quanti, mamma schiavona. Da undici anni questa festa tradizionale  è diventata anche simbolo delle battaglie per i diritti civili delle persone lgbt. 11 anni fa  l’abate di montevergine  cacciò i femminielli dalla chiesa tuonando che le loro preghiere non erano gradite a Dio. Fu immediata la reazione di associazioni, partiti, società civile in difesa del diritto alla fede di ognuno.

Da allora si sale al santuario per un motivo in più, per una richiesta di equità per chiedere Libero amore in libero stato. Anche l’amore della fede, quella fede autentica che muove ogni anno migliaia di fedeli che sfidano la neve per pregare mamma schiavona. E come ogni anno  sarà anche vladimir luxuria, madrina laica della candelora

Anche quest’anno, la mattina del 2 febbraio, sarò al Santuario di Montevergine Nell’occasione spedirò una lettera a Papa Francesco per chiedere un incontro. «Questa comunità di devoti ha sempre espresso il desiderio di non sentirsi esclusa dalla comunità cattolica, senza che la propria identità di genere o il proprio orientamento sessuale vengano considerati come un ostacolo spirituale, un diniego al diritto alla fede che dovrebbe essere garantito a tutte e tutti». Scrive luxuria a papa francesco appellandosi ai suoi segnali di apertura e tolleranza ed al  sentimento di accoglienza che dovrebbe animare la chiesa, Luxuria chiede ancora una volta la possibilità di dialogo, un dialogo troppo a lungo negato.